Qui ci sono solo quattro ore di elettricita’ concentrate alla sera, ma ci rendiamo conto che sono piu’ che sufficienti, perche’ quando la luce si spegne, inizia lo spettacolo della natura. Si possono udire diversi tipi di animali (alcuni credo siano rane, altri sono scimmie e poi altri che non conosco) e osservare le stelle.
Il viaggio e’ all’insegna dei percorsi poco battuti (abbiamo detto niente gringolandia e niente americanate da turista sprovveduto).
Una visita sul pulman più malconcio della storia (un bel buco sotto il sedile mi mostrava il terreno sottostante e risucchiava la polvere che ci impediva la respirazione) ci porta a una fonte di acqua calda che si mescola col fiume di acqua fresca (FOTO). Che bello siamo sole in questo centro benessere!
La sera, al ritorno, incontriamo due gentili signori, amici del propietario, che ci invitano a fare un giro in barca. Possiamo cosi’ apprezzare il Rio in notturna. Uno spettacolo. Qui una notte senza nuvole, con stelle che non si possono vedere tutte insieme in un unico colpo d’occhio, la’ in fondo, all’orizzonte, un cielo in tempesta. Colori dal rosso, all’arancione, al giallo. Un giorno di quelli che non si dimenticano.
Lasciare questo posto e’ difficile, ma l’avventura continua.
Raggiungiamo un’altra localita’ aparentemente dietro l’angolo, se non fosse per le tre ore di strada sterrata. Arriviamo a Las Conchas (non ditelo a nessuno, questa perla deve rimanere un segreto!), posto dimenticato dal mondo.
Le donne portano abiti indigeni, gonne coloratissime alla caviglia, sopra una camicia bucherellata che assomiglia a un poncho fatto all’uncinetto, la coda di cavallo lunga e nera. Gli uomini con jeans e cappello di paglia, le case curatissime, di legno con tetto di paglia. Solo un minuscolo negozietto che vende bibite a temperatura ambiente e patatine. Tutto quel che serve lo coltivano e consumano. Anche qui la lengua e’ il Q’eqchi, gli anziani conoscono solo questa lingua.
Il gestore e’ di Philadelphia, la moglie giapponese, si sono conosciuti sul Rio Dulce. La loro bimba ha 2 settimane ed e’ nata in casa con l’aiuto di una levatrice. Crescera’ alla maniera guatemalteca. La mamma la sta lavando vicino a un fuoco e dopo averla asciugata, riscalda un panno avvicinandolo alla fiamma e lo appoggia sull’ombelico della bimba per riscaldarla. Pensare che crescera’ in questo angolo del mondo mi fa venire i brividi.
La mattina camminiamo verso il posto da sogno di cui abbiamo visto le foto. E’ un fiume che, con una serie di cascate, forma delle piscina naturali. Totalmente escluso dai percorsi turistici, selvaggio, autentico.
Le mie compagne di viaggio Barbara e Andrea decidono di buttarsi da una cascata di 10 metri (FOTO). Prima mi mostro disinteressata, ma poi non resisto e mi butto anche io! Un tuffo che simbolicamente per me significa tanto. Lasciare tante cose alle spalle e buttarsi verso una nuova percezione delle cose.
Altre ore di strade sterrata e approdiamo a Semuc Champey. Chiunque sia stato in Guatemala, sa che e’ stupendo ed incredibilmente turistico.
Per fortuna e’ bassa stagione qui e’ inverno) e di nuovo siamo tra le poche ad accedervi. Un fiume scorre creando piscine naturali di acqua turchese. Semplicemente meraviglioso.
Moltissime ore di bus per raggiungere le rovine Maya di Tikal, al nord del paese. Spettacolare perche’, a differenza di Copan, qui i templi e le piramidi sono immersi nella giungla. Faticoso ma ne e’ valsa la pena.
Siamo fotunate perche’ abbiamo modo di partecipare a una funzione religiosa Maya. Si tratta di un “rito propiziatorio” affinche’ possano ottenere un buon raccolto quest’anno. A causa di un cambio climatico, gli ultimi raccolti non hanno dato i risultati sperati. I partecipanti alla funzione sono in cerchio attorno a un fuoco, pregano e gettano doni nel fuoco.
Ritorniamo verso sud e ci dirigiamo al Lago Atitlan. Decidiamo di fermarci a San Marcos a La Laguna. Posto abitato da alcuni hippy che se negli anni 60 avevano 20 anni, oggi ne hanno almeno 60 e forse quei capelli lunghi, la barba incolta, i basettoni e i pantaloni a zampa di elefante, non gli donano piu’ cosi’ tanto! Siamo circondate da scuole di yoga e meditazione, ma il lago e i vulcani che si affacciano sul lago, sono tutto quello di cui abbiamo bisogno.
Infine Antigua, coloniale ed elegante, tutta da scoprire con le sue chiese illuminate la notte e i locali alla moda.
Guatemala mi ha aperto gli occhi su quello spettacolo che e’ la natura.

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