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lunedì 28 settembre 2009

El Salvador

Dopo qualche disavventura (dal passaporto della mia fidata di viaggio, risultava che Barbara era clandestina in Nicaragua... errore dell'aeroporto nica, ma vallo a spiegare a un honduregno incazzato) e diverse ore su diversi bus (e altri mezzi, ma non sto a dilungarmi), approdiamo prima a San Salvador (uffici e burocracia), poi a Perquin e a El Mozote. Seguiamo la cosiddetta Ruta de la Paz, un percorso nell'area di montagna a sudest del paese, nel dipartimento di Morazan, alla scoperta dei momenti piu' toccanti della guerra civile salvadoregna.




El Mozote e’ un piccolo paesino che nel 1991 e’ stato vittima di un vero massacro per mano dell’esercito nazionale. Un intero paese e’stato annientato.


La rappresaglia era rivolta ai guerriglieri, ma nel paesino non ce n’erano, infatti l’informazione era incorretta.


Le donne dovettero assistere alla fucilazione (con le armi vendute dagli Stati Uniti) dei propri figli e mariti, dovettero assistere al rapimento delle proprie figlie (maggiori di 12 o 13 anni) trascinate oltre la collina, violate e uccise. 


L’unica sopravvissuta, da tre anni a questa parte, riposa accanto alla sua famiglia, nella piazza dove e’ stato eretto un monumento in commemorazione dell’accaduto.

Grazie a un gruppo di argentini volontari, e’ stato possibile trovare la prova del massacro che ebbe luogo quel giorno.


Dieci anni dopo, furono ritrovati 798 corpicini, tra questi anche i corpi di diversi neonati. Ora i loro nomi sono elencati in un giardino-monumento dietro la chiesa, in ricordo del Massacro di El Mozote.


Le famiglie non sono mai state risarcite e lo stato non ha mai chiesto scusa ne’ ammesso l’errore.

Rientrando sulla Panamericana, passiamo da Corinto, dove visitiamo una caverna “Gruta del Espiritu Santo” con incisioni rupestri risalenti forse a 10 mila anni fa, forse a qualche centinaio di anni. Manca la prova del carbonio 14. Facciamo amicizia col cattolicissimo guardiano della caverna… un personaggio!

In questo paesino, al nostro passaggio il tempo si ferma. Essendo gli unici turisti approdati in questi giorni, la gente si ferma e ci guarda incuriosita. Se salutiamo, riprendono a fare quel che stavano facendo prima dell’interruzione. La sera giochiamo a saltare la corda con delle bimbe nel parque central.

Conosciamo un altro gringo, Dylan, che lavora qui nei Peace Corps. Due anni di volontariato a gestione statunitense.



Riprendiamo il viaggio verso Alegria. La cosa piu’ bella e’ la passeggiata sul bordo del cratere del vulcano. Guardando in basso, verso la Laguna Verde, quasi mi vengono le vertiggini.








L'altra attrazione di Alegria è il giardino di coloratissime orchidee.








Sulla strada del ritorno, dobbiamo attraversare un campo di caffé - chiedendo gentilmente il permesso dato che il "campesino" ha un "machete" in mano - ma... cosa tiene per la coda????






La tappa successiva e’ la conosciutissima Ruta de las Flores. Troppo turistica per noi. Pero’ dato che c’e’ anche un turismo locale, salvadoregni che nel fine settimana visitano questi posti, ce la facciamo andare bene. Tra i paesini di questo percorso, scegliamo Juayua come base. Qui ogni domenica il mercato dell'artigianato e gastronomico ravviva le strade e il parque central.

 

Nella foto a destra, la "cucina" della guida che ci conduce alle cascate e grotte. Nella foto a sinistra, il comedor (ristorante, bar) all'interno del mercato locale.










San Salvador: l’unica cosa davvero interessante e’ il MUNA, Museo Nacional de Atropologia David J. Guzman, che grazie a una valida guida, ci e’ servito moltissimo per la preparazione alle visite delle rovine Maya di Copan e Tikal.

Per il resto e’ una citta’ come tante altre, ma ci siamo astenute dall’esplorarla.



La gente de El Salvador mi ha particolarmente colpita per la sua religiosita’ e l’apertura verso altre persone e culture.



Una curiosità: sapevate che l'Italia e' conosciuta - oltre che per pizza, mafia e spaghetti - per la Torre di Pisa!?



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