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sabato 12 settembre 2009

La scuola in Nicaragua

Gli edifici scolastici sono costruzioni molto semplici di blocchetti di cemento (grazie papi), costituiti da un solo piano. Un cubo con inferriate come finestre e porte, senza veri infissi e senza vetri. Vetri e porte non servono perche’ qui non fa freddo (anzi!) quindi ci si deve riparare sono dal caldo ed eventualmente dalla pioggia. All’interno, sedie a ribaltina (grazie fabri) di legno e ferro con un appoggio per poter scrivere, sedie vecchie, pesanti, rotte, vissute, decadenti. Alle pareti disegni che potrebbero essere quelli di una qualsiasi scuola del mondo. Per terra mattoncini di terracotta, coperti da polvere e terriccio che entrano dalla porta che non c’e’.


Al termine di ogni mattinata, i bimbi puliscono a turno, lavoro inutile dato che dopo dieci minuti e’ tutto come prima (appunto per i non infissi). Sul fondo della classe, materiale didattico contenuto in uno scatolone malandato. Materiale scarso e spesso inutile perche’ incompleto.

I bimbi non hanno l’obbligo di indossare una divisa (non piu’, la legge e’ da poco cambiata) e non sono nemmeno obbligati ad andare a scuola. In ogni caso, molti adottano la vecchia uniforme ereditata da fratelli e sorelle maggiori. Trattasi di jeans, pantaloni o gonna blu, camicia e calze bianche, scarpe nere. A volte, quando non si presentano a scuola per qualche giorno, veniamo a sapere che non hanno piu’ la matita o non hanno abiti puliti, quindi cerchiamo di provvedere e finalmente si ripresentano. Altre volte, succede che a volte vengono sottratte le cose a un bambino per darle al fratello.

Le toilette (che sono poi latrine) sono in un piccolo edificio staccato dal resto della scuola. Dove lavoro io, Escuela Juan Diego, sono appena state costruite da La Esperanza Granada. In via di costruizione c’e’ anche un’area adibita a cucina, per la distribuzione del cibo (rigorosamente Gallopinto, ovvero riso e fagioli).

In questa scuola sono fortunati perche’ possono giocare in un prato adibito a campo da calcio e in un’area con canestro (superficie in discesa, ma non possiamo stare a guardare tutto!).

Salvo poche eccezioni, i bambini sono sporchi e maleodornati e in classe il livello di attenzione e’ scarso e discontinuo, questo anche dovuto alla malnutrizione, perche’ ci si basa su tre pasti al di’, tutti a base di riso e fagioli.

Gli insegnanti non riescono a farsi rispettare e spesso non si interessano alle difficolta’ dei singoli alunni, i quali rimangono indietro. Non viene incoraggiata la competizione tra studenti, col risultato che nessuno e’ invogliato a fare di piu’. Ma questo fa parte della cultura e storia locale, fatta di guerre civili e colpi di stato, che promettevano un cambiamento che non e’ mai avvenuto. Quindi perche’ agitarsi tanto e fare di piu’, se poi le cose non cambiano?

Infine, quando un bambino rientra a casa da scuola, raramente trova genitori ad atenderlo e anche quando presenti, questi non si interessano alla sua vita scolastica e non sono in incentivo all’apprendimento.

Se il bambino e’ volenteroso, ottiene buoni risultati grazie alle proprie capacita’, ma se un bambino necesita di un po’ di incoraggiamento, non lo trovera’ ne’ a scuola, ne’ a casa. In sostanza, manca quel ponte tra casa e scuola.

Probabilmente, questo ponte verra’ costruito tra una o due generazioni, quando questi bimbi saranno a loro volta genitori, con la differenza che avranno alle spalle un minimo di istruzione.

Il cambiamento e’ lento, ma le cose si stanno pian piano muovendo.

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