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giovedì 27 agosto 2009

La dura giornata del volontario!!!
















sveglia alle 7, una doccia che servira' a poco perche' nel giro di 5 minuti sarai di nuovo sudato come prima, una colazione abbondante perche' fino al pomeriggio non tornerai a casa, spray antizanare tropicali (quelle cattive) e poi viaaaaa verso la scuola!

15 minuti di camminata verso la fermata del pulman, sempre rigorosamente cercando l'ombra tra bancarelle e passanti. mezzora di bus e poi 40 minuti di camminata, prima strada pavimentata poi terriccio e pietre... ed eccoci!

200 bambini suddivisi in classi da 30 studenti circa. alla fine pero' non sono mai piu' di 15/20 perche' molti non vengono a scuola per aiutare in casa (le attivita' principali che li tengono lontani dalla scuola sono: curare il bestiame, lavorare nei campi oppure badare al fratellino o serellina minore) o perche' non hanno il quaderno o la matita o le scarpe. lo so, e' incredibile ma e' cosi'.

da un anno a questa parte, la scuola non prevede una uniforme specifica, pero' la maggior parte dei bambini indossa gonna o jeans o pantaloni blu, camicia bianca e scarpe nere. una mattina, vedendo un bambino giocare per strada, gli chiesi perche' non fosse a scuola e mi rispose che non aveva le scarpe. rimasi senza parole.

nella scuola in cui lavoro (juan diego, conosciuta tra i volontari e ahime' famosa per essere la piu' lontana da raggiungere) il mio impegno principale e' stato finora badare a Yoselin (ho scoperto che ha 8 anni, non 7 come mi aveva detto, grrr!). ultimamente pero' ho iniziato a prendermi cura anche di altri bambini.

dopo essermi consultata con insegnante e assistenti dell'organizzazione "la esperanza granada", l'organizzazione per cui lavoro, mi sono dovuta arrendere: purtroppo con lei non c'e' molto da fare. stando anche agli appunti lasciati dal precedente volontario, non riesce ad assimilare le informazioni di base (numeri e lettere) e non si applica.

a livello famigliare, ho saputo che ha perso il padre, la mamma lavora fuori casa molte ore al giorno ed e' la nonna a badare a lei. quando anche la nonna deve uscire per lavoro, le chiedono di badare al fratellino piccolo, ecco perche' spesso non viene a scuola, rimanendo sempre piu' indietro. verdetto: l'unica cosa e' lasciar perdere. difficile per me concludere un progetto in questo modo. sono abituata ad avere un obiettivo e raggiungerlo, ma in questo caso ho dovuto seguire i consigli di chi ha piu' esperienza e abbandonare il progetto :-(

ripensandoci pero', anche tra le opzioni dei migliori training c'era GIVE UP o AVOID. ora ne ho visto l'utilizzo pratico.

tornando alla giornata tipica del volontario... si affianca un bambino per circa mezzora, poi si passa al successivo e cosi' via fino alla campanella della ricreazione. poi di nuovo in affiancamento ai bambini con piu' difficolta' (o piu' pelandroni!) fino all'ora di pranzo. dopo pranzo, (che per i nicaraguensi e' sempre e comunque "gallo pinto", ovvero riso e fagioli) andiamo a casa di un bambino e leggiamo insieme, raccontiamo storie, giochiamo ecc. in pratica, a turno una famiglia mette a disposizione uno spazio con delle sedie per poter lavorare a gruppi ristretti di 6-8 bambini, a seconda delle zone.

un capitolo a parte sarebbe da dedicare al sistema scolastico nicaraguense, se pensiamo che qui l'istruzione non e' obbligatoria... insomma, capirete che ce ne sono di cose da dire!!! rimando quindi questo argomento alla prossima volta.

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